Street Market - Gaggiano (MI)

 ogni seconda domenica del mese

info +39 335 297842


 

calendario date 2021:
domenica 12 settembre
domenica 10 ottobre
domenica 14 novembre
domenica 12 dicembre

GAGGIANO (MI)

l'associazione culturale Mercatini&Curiosità in collaborazione con Viviamo Gaggiano e con il patrocinio del Comune di Gaggiano, organizza per ogni seconda domenica del mese (escluso agosto) un mercatino delle curiosità con bancarelle di artigianato etnico ed artistico, collezionismo, creatività, hand made, riciclo, modernariato e piccolo antiquariato nella centrale Piazza Daccò.

Mercatino previsto dalle ore 08 alle 18.

Per maggiori info e prenotazione spazi Mercatini&Curiosità 335 297842


Curiosità a Gaggiano

BELTRAME DA GAGGIANO...chi era?
BELTRAME DA GAGGIANO
“Aveva un gentil ciuffo a ricci e spolverato
di cipria, un gran collare raffermo
con gallano rigonfio, sul petto gli
ondeggiava immensa trina: un panciotto
di seta ricamato, calzoni celesti di
egual stoffa, tagliati al ginocchio, calze
bianche traforate, abito di velluto nero,
con grandi bottoni diamantati; per
cappello una schiaccina colle piume sugli
orli. Brillava il bel Beltramo sul barchetto
come un iddio, e alzava il petto
e il capo perché tutti lo guardassero…”


A Gaggiano c’è una via intitolata a Beltrame da Gaggiano, ma pochi sanno chi fu. Beltrame è la più vecchia maschera milanese. La tradizione vuole sia nata nell’iconografia popolare nel ‘500. Rappresenta il tipo di contadino un po’ ingenuo e arruffone, che vuole mostrarsi più signore di quanto non sia e le cui vicende creano spesso imbarazzo.
Defendente Sacchi ( Casa Matta di Siziano, 22 ottobre 1796 – Milano, 20 ottobre 1840), nelle “Novelle”, descrive il nostro eroe così: “ Beltrame fu personaggio famoso al suo tempo, e unì le qualità opposte che appunto si richiedono per un eroe di Hugo: fu bello della persona come un amore, ma fu il più scipito uomo nel cui capo mettesse la natura polpa di cervello. Ebbe quindi fortuna e disgrazie per tutta la vita e amore sui teatri ambulanti ov’egli appare, muove il riso non per moti spiritosi come Arlecchino, ma per dabbenaggine, e il più delle volte si piglia le busse da quel manesco di Pulcinella, giacché i più buoni vanno sempre per la peggio”. Il Sacchi racconta anche che nacque a Gaggiano da don Gregorio Beltramo e da donna Giovanna, che desiderava “ sporgere al marito una creatura che per bellezza e per talento il rendesse beato”, sicché si affidò “ a una vecchia d’un vicino paese che era in voce la sapesse assai lunga, e sentisse anche di magia”. Ma donna Giovanna fu un po’ avara e la strega, per vendicarsi, fece un incantesimo: “ ne uscì lo stesso un bel ragazzone, alto, di carne bianca, naso un po’ aquilino, bocchino gentile, però tonto”.


Beltrame non ha un costume particolarmente caratteristico e veste come un domestico di quei tempi, tanto che viene soprannominato “Baltramm de la Gippa”, per via dell’ampia casacca che indossa. Egli diventa famoso grazie al suo più grande interprete, l’attore comico Niccolò Barbieri ( Vercelli 1576 – Modena 1641), che ne fa una maschera della Commedia dell’arte, portandola per le corti di tutta Europa. Sul palcoscenico, Beltrame interpreta vari caratteri: l’onesto mercante, il buon marito, il compare e, persino, dividendosi la parte con Tabarino, il padre di Colombina.


Il Baltramm è stata la maschera milanese per eccellenza prima di lasciare il posto a quella più nota di Meneghino, introdotta dal commediografo Carlo Maria Maggi ( Milano, 3 maggio 1630 – Milano, 22 aprile 1699). Lo stesso Meneghino parla di Beltrame come di una maschera più antica di lui; ne “ Il Barone di birbanza”, infatti, Maggi fa dire a Meneghino:
“ So ben vari lenguagg, So quel de Porta Snesa,
Quel de Porta Comasna, E quell’anch pù lontan,
di Messer de Gagian, Quel de Venezia mò,
L’è squaes in cò del Mond”.


cosa vedere a Gaggiano

Lago Boscaccio
Il nome della località, affibbiatole ancor prima del Cinquecento, ne rivela le caratteristiche originarie: un bosco, ma di quelli poco curati, infidi.
Boscazzo era la definizione usata a quel tempo, quando se ne contendono la giurisdizione le parrocchie di Vigano e di Gaggiano e quando, esattamente nel 1556, viene messo all’asta dal Ducato di Milano e acquistato da un personaggio di primo piano: il conte Tommaso Marino, che già stava progettando di costruirsi il palazzo a Milano che ne ha conservato il nome.
Quando la proprietà passa alla famiglia Porrone, all’inizio del Seicento, in mezzo a quel bosco è già stata costruita una “casa da nobile” al centro di edifici rustici, adibiti all’abitazione di un massaro e dei suoi lavoranti, oltre ad una pila per la lavorazione del riso.
Un secolo dopo il nuovo proprietario, conte Francesco Carena, vi fa costruire, nelle vicinanze, un Oratorio dedicato a Santa Maria.
Ancora un secolo e, all’inizio del Settecento, vicino all’angolo sud ovest dell’edificio padronale compare un Oratorio dedicato a San Materno (lo stesso a cui in origine era dedicata, assieme a Invenzio, la chiesa di Gaggiano).
All’inizio del Novecento, la Cascina Boscaccio conta circa 80 abitanti.
L’attività cessa all’inizio degli anni Sessanta e gran parte del territorio attorno alla cascina diventa una cava di sabbia e ghiaia, materiali divenuti preziosi con lo sviluppo urbanistico che investe Milano e le sue periferie. Nel 1961 il Prefetto autorizza i proprietari, i Merlini, a scavare per un’estensione massima di 15.000 metri quadrati e fino a una profondità massima di 18 metri.
La cascina viene abbandonata e all’inizio degli anni Settanta l’area interessata dagli scavi è di circa 200.000 metri perché intanto la competenza sulle cave è passata alla Regione, ma non è ancora stato elaborato un Piano complessivo.
Il Comune comincia a preoccuparsene, perché intanto dagli scavi affiora l’acqua e si crea un enorme lago.
Nel giro di un decennio si arriva a una convenzione che consente un uso pubblico delle sponde a nord e a ovest e privato delle altre. Finisce l’escavazione e, nella parte privata, l’antico palazzo padronale diventa sede di convegni, feste, cerimonie.
La superficie del lago è di circa 35 ettari, pari a quella dell’Idroscalo. Si caratterizza per la presenza di un’avifauna e di un’ittiofauna particolarmente ricche (con il progetto “il canneto del Lago Boscaccio” è stata creata una zona umida per accogliere gli uccelli acquatici di passo e intorno al lago trovano rifugio circa 180 specie volatili). La zona è stata individuata come area di ripopolamento e cattura (divieto di caccia) ed è la stazione di inanellamento dei volatili (gestita dal Gruppo Ornitologico Lombardo) della provincia milanese. Le acque del lago ospitano numerose specie autoctone di pesci e possiedono buoni caratteri di limpidezza. Lungo il perimetro del lago si svolge un percorso pedonale.
Il percorso ciclabile noto come “Camminando sull’acqua” sfiora le rive del lago.
Curiosità: Nel 1922 un famiglio del Boscaccio, sorpreso a rubare nottetempo il latte, ammazza con un colpo di coltello il “cap famèi” che lo sta aspramente rimproverando.
Il 12 dicembre del ’77 una carica di 100 grammi di tritolo viene fatta esplodere presso la cabina dell’Enel a poche decine di metri dal Boscaccio: erano gli anni plumbei, degli attentati e delle stragi; qui saltarono solo i vetri della cabina e la prodezza fu rivendicata due settimane dopo dalle sconosciute “Unità Combattenti Proletarie”.


Bosco dei 100 Passi

All’immediata periferia di San Vito si trova un’area di circa 16 ettari, pari a 160.000 metri quadrati, un terreno da sempre a destinazione agricola che la Magistratura ha confiscato ad una persona condannata per mafia affidandolo nel 2005 al Comune di Gaggiano che vi ha progettato un parco aperto al pubblico.
La piantumazione è stata eseguita da ERSAF (Ente Regionale Servizi all’Agricoltura e Foreste) che lo ha piantumato a partire dal 2007 con millecinquecento fra aceri, tigli, frassini e arbusti di rosa canina, sambuco e altre essenze. Un’area di tre ettari è occupata da una marcita, creata col contributo delle acque di due rogge.
Nel perimetro del parco si trova anche un laghetto attrezzato per il birdwatching, tre piccoli stagni utilizzati per il reinserimento di anfibi e uccelli acquatici e una pista ciclo-pedonale.
Il parco è stato inaugurato nella primavera del 2009 con dedica a Giuseppe “Peppino” Impastato, ucciso nel 1978 a Cinisi, dove era nato e conduceva da tempo attività giornalistica e politica, denunciando le pesanti influenze esercitate sull’amministrazione e sulla vita del paese dal capomafia locale, Gaetano Badalamenti, poi condannato come mandante del suo omicidio.
Raggiungibile ora anche tramite la nuova pista ciclopedonale che parte dalla stazione di Gaggiano.
Curiosità: Peppino Impastato fu ucciso nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978. La notizia della sua morte fu quasi ignorata dalla stampa in quanto nelle stesse ore veniva ritrovato il cadavere di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Sul luogo del delitto (i binari della ferrovia) venne lasciata una carica di tritolo per inscenare un attentato maldestro, finito con la morte dell’attentatore. Le indagini presero una strada sbagliata e solo l’insistenza del fratello Giovanni e della madre Felicia portarono, con anni di ritardo, alla scoperta della verità. Alle elezioni comunali svoltesi dopo la sua morte, Peppino Impastato fu comunque eletto, nella lista di Democrazia Proletaria.

Le bocche della Gamberina

La roggia Gamberina nasce dove moriva, nel 1177, il Naviglio Grande, che era stato scavato fino a Gaggiano e le cui acque venivano scaricate attraverso questa via d’uscita per andarsi poi a disperdere nelle centinaia di sbocchi che ne sarebbero stati ricavati durante il suo lungo percorso per irrigare i campi.
Dopo il prolungamento del Naviglio fino a Milano, la Gamberina ha mantenuto la funzione di scaricatore per abbassare il livello delle acque del canale quando, a causa delle piogge, i suoi affluenti creavano il rischio di un’esondazione.
La fuoruscita delle acque in eccesso avviene attraverso l’apertura di una o più delle sei bocche di Gaggiano, operata azionando ancora a mano le ruote dentate.
Scaricatore del Naviglio e roggia d’irrigazione: sono i due compiti che la Gamberina continua a svolgere, percorrendo la campagna verso sud per 12 km (in gran parte affiancata alla Strada Provinciale 38 per Rosate) e finendo la propria corsa con un piccolo salto che immette le poche acque residue (le altre sono state distribuite lungo il percorso) nella roggia Ticinello presso la cascina Santa Caterina di Coazzano, comune di Vernate.
Caratteristica della Gamberina è di non essere mai a secco: infatti viene alimentata sia dal Naviglio Grande attraverso le bocche aperte all’altezza della località Malpensata, sia da sette “cerche” o raccoglitori delle acque raccolte nelle campagne a nord del Naviglio fra la cascina Venezia e la Bettolina che, unendosi sulla sponda sinistra del Naviglio, sottopassano il fondo del canale e riemergono dove comincia la Gamberina, fornendole acqua in ogni stagione.
Si inserisce a pieno titolo fra le più importanti fonti d’irrigazione dell’area a sud-ovest di Milano che, come noto, deve il proprio straordinario sviluppo agricolo alla presenza di canali (Naviglio Grande, Naviglio Pavese e Villoresi), rogge derivate da questi (Gamberina e decine di altre) e acque risorgive (fornite dai fontanili, da tempo in diminuzione a causa della dilagante cementificazione).
Curiosità: Nel 1905 viene coperto il corso della “cerca” della Gamberina che passava nel centro abitato, sulla riva sinistra del Naviglio, percorrendo anche un tratto sotto la piazza della chiesa di S. Invenzio.